DELLA CHIESA CATTOLICA
PER IL DIALOGO CON LA RELIGIONE
TRADIZIONALE AFRICANA
di Chidi Denis Isizoh
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Conversazione
con
gli Studenti del Dipartimento di Studi Storico-Religiosi
dell’Università
degli Studi di Roma “La Sapienza”
Roma, 23 maggio 2002
1. Informazioni generali
Vi sono molte cose che gli esseri umani hanno in comune. Quando una persona ride, che sia inglese, spagnola o ugandese, mostra in qualche modo di essere contenta. Quando un bambino piange, non importa che sia italiano, tedesco o keniano, si vede che quel bambino è a disagio. Noi sentiamo la fame. Noi sentiamo il dolore. Queste sono cose naturali che tutti gli esseri umani hanno in comune. Ma vi sono molte altre cose che NON abbiamo in comune. Vorrei parlarvi dell’Africa. Sono sicuro che è questo che volete sentire da me. In quanto studenti di storia delle religioni, vi parlerò in particolare di argomenti relativi alla Religione Tradizionale Africana.
L’Africa è un vasto continente con una popolazione di circa 750 milioni di persone. Ha 54 paesi.
Le persone parlano di lingua africana. Ma in Africa non vi è un’unica lingua. Ogni paese ha varie lingue. Per esempio, la Nigeria, ha 240 lingue non dialetti, parlate da circa 120 milioni d persone.
Gli africani non sono tutti gli stessi. Non si può giudicare l’intero continente dall’apparenza o dal comportamento di un unico africano. E’ sbagliato giudicare l’intera Europa guardando solo qualcuno dell’Italia, Russia o Germania. Vi sono delle differenze. Così un nigeriano è differente da un tanzaniano; un ghanese è diverso da un etiope e così via.
La cultura è una di quelle cose che gli esseri umani NON hanno in comune. Gli africani non hanno un’unica cultura. La maniera che hanno gli Yoruba (del Togo) per salutare i loro anziani non è la stessa degli Igbo (della Nigeria). Se un ragazzo vuole sposare una ragazza, non basta che si incontrino in una discoteca e si dicano “Ti amo”. Ogni società in Africa ha dato delle indicazioni per avviarsi al matrimonio. Non è la stessa cosa fra tutti i popoli africani. In ogni società africana un bambino che cresce ha un certo numero di cose da imparare e da fare. Se egli non le fa, anche se ha 20 anni o più, è sempre considerato un bambino. Quando qualcuno muore, la maniera in cui viene organizzato il suo funerale varia da una comunità all’altra. Ciò che si fa per avviarsi al matrimonio, o per crescere in una società o per seppellire un morto, è determinato da cultura e credenze.
2.
Comprendere la Religione Tradizionale Africana e le sue credenze di base.
Abbiamo sentito della Religione Tradizionale Africana. Si, i popoli africani hanno avuto una religione prima che l’islam o il cristianesimo o il buddismo giungessero in Africa.
La Religione Tradizionale Africana è una religione praticata dai popoli africani da tempi immemorabili e che ha un corpo di credenze, un codice di moralità e un modo di adorazione.
2.1. L'Essere Supremo (Dio)
L'Essere Supremo è al centro della Religione Tradizionale Africana. Ogni gruppo linguistico ha un nome per questo Essere. Questo Essere Supremo è il creatore di ogni cosa. Conosce ogni cosa. Egli è profondo. Non si può mai conoscerlo abbastanza. Potete trovare gli attributi dati all’Essere Supremo fra i nomi di persone, proverbi, detti saggi, ecc. L’Essere Supremo è “il più pieno di completezza”; “il grazioso”; “l’eterno” e così via. Questi nomi e attributi parlano più di ciò che Dio effettivamente far per noi piuttosto di ciò che Dio è. Portano Dio nella nostra vita. Dio è di importanza pratica per gli Africani. Ecco dove la religione tocca gli africani. Dio è la “foglia che copre il mondo intero”; Dio è la “fontana d’acqua che non si secca mai”; Dio è la “sorgente di piena soddisfazione”. Questo è concreto e un po’ differente da dire solo che Dio è buono, Dio è potente.
2.2. Gli Spiriti
Sotto l’Essere Supremo ci sono gli spiriti – buoni e cattivi. Alcuni stranieri si sono sbagliati ed hanno chiamato gli spiriti, dei. Gli spiriti buoni aiutano gli esseri umani, quelli cattivi cercano di far del male alle persone. Potete immaginarvi il ruolo degli spiriti sul genere di quello degli angeli nel cristianesimo. Noi abbiamo angeli buoni e cattivi.
2.3. Gli Antenati
Vi sono anche gli antenati. Coloro che hanno vissuto con noi, hanno dato il buon esempio, hanno custodito le leggi della terra ed ora sono morti. Si crede che essi siano ancora vivi nel mondo degli spiriti. Essi ancora interagiscono con i viventi. Con loro noi abbiamo ancora un legame. C’è un sentimento di comunione spirituale con loro. Possiamo immaginarli come i santi nel cristianesimo.
3.
Ruolo della Religione Tradizionale
Per l’Africa, il ruolo della religione tradizionale nel determinare il modus vivendi è stato vitale. Le culture africane sono conosciute per il loro orientamento religioso. Infatti, le culture africane sono culture religiose. Non è possibile studiare la cultura africana isolata dalla religione. La religione permea l’africano ideale dalla culla alla tomba. Una persona è nata in un’atmosfera religiosa e dal concepimento fino alla sua morte, ci sono rituali religiosi principali che segnano le svolte maggiori della sua esistenza.
4. Alcune idee sbagliate.
I primi stranieri (missionari, esploratori, storici, colonialisti) che giunsero in molte parti dell’Africa non compresero la religione e la cultura del popolo. La chiamarono con strani nomi: paganesimo, animismo, culto degli antenati, idolatria, politeismo.
Paganesimo: La radice latina suggerisce che un pagano sia originariamente una persona rozza e contadina. E poi la parola diventò “chi non conosce Dio”. Più tardi fu usato per riferirsi a qualunque religione che non fosse Islamismo, Giudaismo o Cristianesimo. E’ un’espressione sbagliata chiamare paganesimo la religione tradizionale dell’Africa con la sua forte fede in un Dio unico, incomparabile e creatore.
Animismo: Coinato dal Taylor di Gran Bretagna, animismo deriva dalla parola latina anima. Il pensiero dietro l’uso di questa parola per descrivere la religione tradizionale africana è che gli africani pensano che oggetti e animali abbiano anime or spiriti-anima. Come in Cristianesimo, gli oggetti sacri ci aiutano a pensare delle cose in cielo che non possiamo vedere con gli occhi naturali. Ma noi cristiani non pensiamo che questi oggetti sacri abbiano anime.
Culto degli antenati: Come è stato detto, gli antenati formano una parte del pensiero religioso degli africani. Ma anche l’esistenza e la venerazione dei santi forma una parte del pensiero dei cristiani, di qualunque denominazione. Nessun cristiano accetterebbe che il cristianesimo fosse designato “culto dei santi”. I cristiani protesterebbero giustamente. La ragione non sarebbe semplicemente che ci sono molti aspetti nel cristianesimo più importanti dei santi. La protesta sarebbe giustificata sulla base che in verità i santi non sono adorati, i santi non sono deificati, in santi non sono l’oggetto ultimo della nostra richiesta o preghiera o adorazione. Onoriamo i santi perché hanno vissuto le nostre vite e sono degni di imitazione e passiamo le nostre domande con la loro mediazione all’Onnipotente Dio. Imponiamo i loro nomi a noi stessi per ricordarci delle loro vite che in questo modo siamo spinti ad imitare.
Questa è esattamente la stessa idea della venerazione degli antenati nella religione tradizionale Africana. Gli antenati non sono divinizzati. Mio zio che muore ed è visto come un antenato rimane mio zio e mi riferisco ad esso come a mio zio. Lo onoro e lo rispetto per ciò che ha fatto per me e gli altri. A causa del radicale cambiamento nel modo di esistenza, si crede che gli antenati abbiano acquisto un potere che è maggiore che quello umano. Ma né essi né gli spiriti possono agire indipendentemente dalla volontà di Dio, l’onnipotente, eterno, onnisciente, superlativamente grande Dio. La religione tradizionale africana non adora gli antenati più di quanto l’Islam adora Maometto or il Cristianesimo adora i Santi.
Tutti questi termini rivelano l’ignoranza di molti dei primi europei giunti in Africa. Questi stranieri non compresero la religione, perciò alcuni di loro cercarono di fermarla. Essi insegnarono agli africani che rendere culto a Dio come veniva fatto nella Religione Tradizionale Africana era un peccato. Per essere un buon cristiano, un africano doveva allontanarsi da qualsiasi cosa fosse connessa con la Religione Tradizionale Africana. Il primo cristiano africano fece così.
Ma non tutti i missionari erano contrari alla pratica della Religione Tradizionale Africana. Alcuni di loro furono attenti, e si avvicinarono ad essa con rispetto. Questo è evidente da alcune note di uno di questi missionari scritte nel 1902. Egli dice:
“Vi
sono innumerevoli ramificazioni che non sono stato in grado di seguire, ed una
quantità così vasta sulla quale se venivo direttamente interrogato dovevo
rispondere ‘Non so’. Più si cerca di indagare, più si diviene consapevoli
dell’estrema profondità del pensiero nativo. Sembra tanto superficiale
tuttavia, attualmente, è infinitamente più prendente della logica dell’uomo
bianco, e riesce estremamente difficile interpretarlo in maniera
soddisfacente”.
Oggi noi ne sappiamo di più. Comprendiamo meglio la teologia dei popoli africani. La Chiesa cattolica promuove studi sulla Religione Tradizionale Africana. Incoraggia l’inculturazione dei valori che si trovano nella Religione Tradizionale Africana e nelle culture. Vi è stato un graduale cambiamento. Ma perché questo cambiamento? Si possono addurre varie ragioni. Esaminiamone alcune.
5.
Motivazioni per il dialogo con la Religione Tradizionale Africana
L’approccio della Chiesa cattolica, specialmente dopo il Vaticano II, verso i seguaci della RTA o i convertiti da questa ha una speciale qualifica. La Chiesa è interessata alla religione, da un punto di vista pastorale (PCID). Questo è un auto-esame della Chiesa, per trovare che cosa ha fatto o non ha fatto per raggiungere i cuori dei seguaci della religione tradizionale e per creare in loro una casa per Cristo.
Ciò che segue può essere considerato come alcune delle cose che motivano i cristiani ad avvicinare i seguaci della RTA:
5.1. Salvezza e sviluppo dei popoli
La prima motivazione (il “compito divino” dei missionari) per l’approccio ai seguaci della RTA era, come espresso da Papa Benedetto XV: “accendere la fiaccola per coloro che siedono nell’ombra di morte, ed aprire la porta del cielo a coloro che si precipitano verso la propria rovina”. Questa è la forza guida che ha motivato tanti missionari che hanno lavorato in diverse parti dell’Africa. Molti di loro hanno perso la propria salute e perfino la vita.
Il desiderio di salvare la gente dalla “tenebre della superstizione” andava oltre il semplice istruirla “nella vera fede di Cristo” verso un superiore avanzamento culturale e di civiltà dei “popoli incivili”. Per cui venne introdotto il sistema scolastico europeo e promosso dai missionari. Tuttavia gli africani hanno il loro modo di educare i giovani, come ho detto in precedenza.
5.2. Desiderio di penetrare la profondità del patrimonio spirituale della RTA.
Dopo più di cento anni di intensa attività missionaria fra i seguaci della RTA, alcune Conferenza Episcopali dell’Africa hanno formulato i seguenti rapporti:
Burkina Faso: “ La religione tradizionale africana sopravvive sempre, anche se si va sgretolando. Malgrado la modernizzazione ed il movimento di cristianizzazione e di islamizzazione, la sua influenza resta profonda sulle coscienze degli individui”.
Camerun: “La religione tradizionale resta vivace a tutti i livelli della società camerunese. Essa si trova facilmente a suo agio con le esigenze della scienza, della tecnologia e non si trova per nulla frenata dalle strutture dello Stato moderno”.
Ghana: “Superficialmente sembra che la Religione Tradizionale Africana stia morendo, ma non è così”.
Sudan: “Gli aderenti alla RTA sono quasi il 30% di una popolazione di circa 8 milioni di persone”.